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lunedì 18 gennaio 2010

Lettera al figlio

Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;
se riesci ad avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te, ma tenere nel giusto conto il loro dubitare;
se riesci ad aspettare,senza stancarti di aspettare, o essendo calunniato, a non rispondere alle calunnie,o essendo odiato,a non abbandonarti all’odio, pur non mostrandoti troppo buono, né parlando troppo da saggi;
Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni
Se riesci a pensare senza fare dei tuoi pensieri il tuo fine;
Se riesci , incontrando il trionfo e la rovina, a trattare questi due impostori allo stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la veritàche tu hai detto distorta da furfanti che e fanno trappole per sciocchi, o vedere le cose per le quali hai dato la vita, distrutte, e umiliarti, e ricostruirle con i tuoi attrezzi ormai logori;
Se riesci a far un solo fagotto delle tue vittorie, e rischiare in un sol colpo, a testa o croce, e perdere, e ricominciare da dove iniziasti, senza dire mai una parola su quello che hai perduto;
Se riesci a costringere il tuo cuore,i tuoi nervi,i tuoi polsi,a sorreggerti anche dopo molto tempo che non li senti più,ed a resistere anche quando ormai in te non c’è più niente,tranne la tua volontà che ripete: resisti;
Se riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà,o a passeggiare con il rè,senza perdere il senso comune;
Se tanto nemici che amici non possono ferirti;
Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto, con un momento fatto di sessanta secondi;
Tua è la terra, e tutto ciò che è in essa;
E quel che più conta: sarai un uomo, figlio mio.

(Rudyard Kipling.)

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